La sintesi come forma d’arte: i ritratti di Livia Massaccesi

Dai volti dei cantautori fino alle copertine dei libri, tutto il mondo grafico dell’illustratrice romana

di Redazione Elita
Arte · 13 ottobre 2016

Livia Massaccesi è una bravissima illustratrice romana. I più la conoscono per il progetto This Is Not A Love Song per il quale ha sviluppato una lunga serie di ritratti di cantautori e di musicisti ma, in realtà, ha fatto anche molti altri lavori: ha realizzato copertine di libri importanti, ha fatto l’art director per video musicali ed altro ancora. Il suo è uno stile riconoscibile e minimale, sempre in continua evoluzione.

«Credo che la ricerca della sintesi debba sempre essere finalizzata a qualcosa, il mio non è uno stile che può essere applicato a tutto» – commenta Livia – «Penso che l’evoluzione sia percorribile attraverso progetti che abbiano qualcosa da raccontare, perché gli elementi in più diventano superflui solamente quando bisogna raggiungere un obiettivo ben preciso e quindi dare risalto ad alcune cose in particolare. Altrimenti è rischioso».

Dove nasce il tuo stile, così pulito e minimale?
La sintesi è un elemento che applico un po’ in tutto. Sono principalmente una grafica editoriale e ho sempre lavorato cercando di comunicare con pochi elementi per focalizzare l’attenzione sul messaggio. Quando mi sono approcciata all’illustrazione l’ho fatto nello stesso modo. Anzi, credo sia stata proprio la necessità di sintetizzare al massimo alcuni concetti che mi ha portato a scegliere l’illustrazione come mezzo “grafico” di rappresentazione. 

Quando hai iniziato a realizzare ritratti?
Sono nati da un ragionamento sulla comunicazione visiva dei volti, lo studio degli elementi che li compongono e come interagiscono tra loro. Per poter studiare questi meccanismi ho dovuto trovare un linguaggio completamente libero da elementi superflui ai fini dell’analisi. Dopo aver scelto uno stile essenziale come tecnica (tinte piatte, segni puliti, assenza di profondità), ho inserito più dettagli e ho proceduto per sottrazione (eliminare occhi, naso ecc..): è stato interessante capire quanto si possa togliere senza intaccare la riconoscibilità del soggetto ritratto.

amemi_figurine

Esistono dei nomi che puoi considerare dei tuoi punti di riferimento?
Non ho punti di riferimento particolari, penso che tutto quello che ho studiato e guardato abbia indirizzato la mia scelta di fare un lavoro “visivo” che continui a influenzare i miei progetti. Credo che, soprattutto nelle illustrazioni, ci siano chiari rimandi al mio interesse per la storia della moda: i grandi fotografi e le riviste come Harper’s Bazaar e Vogue della prima metà del ‘900, ma anche personaggi come René Gruau o Lora Lamm.

E la musica quando è arrivata?
Credo che sia stato l’incontro con Lucio Leoni (cantautore e produttore) a dare il via a questo legame con la musica. Nel 2009 io ero ancora all’università e uno dei miei primi lavori fu occuparmi per 4 anni della comunicazione del locale La Riunione di Condominio a San Lorenzo, a Roma. Lucio era il direttore artistico e da lì abbiamo poi continuato a lavorare insieme su diverse cose, lui ha fondato l’etichetta Lapidarie Incisioni e io ne sono diventata l’art director. Lavorare così a stretto contatto con qualcuno che si occupa seriamente di musica mi ha fatta sentire immersa in quel mondo che già mi appassionava. Così, quasi senza accorgermene, la mia attenzione si è spostata sulla comunicazione visiva legata alla musica: locandine di concerti, videoclip, la collana di musica di Minimum fax, i ritratti dei cantautori, dei rapper…

14658307_10154617829439784_1125538670_n

C’è un ritratto a cui sei più affezionata?
Direi senza dubbio quelli di Lucio Dalla e di Battiato. Sono molto critica sui miei lavori ma questi due ritratti sono, per me, davvero riusciti. E poi loro fanno parte della mia crescita.

liviamassaccesi_musicisti3

Hai curato diverse copertine di libri, cosa ti affascina di più di questa parte del tuo lavoro?
Uno dei ricordi che ho della mia infanzia/adolescenza è quello delle notti passate seduta a terra di fronte alla libreria dei miei genitori, con la sensazione di infinite possibili scelte e infinite direzioni da poter prendere. E mi ricordo proprio che, dopo aver fatto una selezione a partire dai titoli, mi fermavo a guardare le copertine e sceglievo d’istinto quella che mi colpiva di più. 

14699870_10154617833849784_861511175_n

Come ti approcci ad un libro?
Progettare copertine di libri, o di album, per me vuol dire entrare dentro a quel contenuto e mettermi nei panni di chi lo leggerà/ascolterà, ma soprattutto cercare di capire chi è il suo pubblico e cosa potrebbe funzionare per lui da un punto di vista visivo. Per chi si occupa di comunicazione visiva credo non ci possa essere niente di più affascinante che tradurre in immagini qualcosa di cui si è appassionati.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
La cosa più bella del mio lavoro è la sfida costante nel cercare di capire, tra le innumerevoli possibilità, qual è il modo migliore di tradurre in immagine un concetto. E cercare di farlo mantenendo il valore, il tono e il pubblico di riferimento del prodotto per cui si sta creando una comunicazione visiva. La più brutta è che il mio cervello lavora giorno e notte e, a volte, sarebbe bello timbrare il cartellino con sé stessi e staccare.