La forma dell’arte: l’intervista a Martina Merlini

Nelle sue opere ottiene un equilibrio perfetto tra elementi più arcaici e altri più regolari e geometrici. La nostra intervista

di Redazione Elita
Arte · 5 agosto 2016

Martina Merlini è un’artista bolognese di grande talento. Classe 1986, le sue opere si contraddistinguono per un uso del colore molto particolare e per disegni geometrici che spesso si mescolano a pattern più irregolari, dal vago sapore tribale. Che si tratti di opere su muro o su tela, riesce a creare un equilibrio straordinario nelle sue forme pur utilizzando tecniche non convenzionali. È il frutto di un lungo percorso che l’ha portata ad esporre i suoi lavori in molte gallerie di tutto il mondo e a partecipare ai festival di street-art più importanti, affinando uno stile sempre personale e originale.

«Evolversi è fondamentale: credo che chiunque intraprenda un percorso autoriale, che sia musicista, scrittore o artista, abbia un’esigenza costante di evolvere e mutare il proprio linguaggio» – dice l’artista – «Non si può pensare di ripetere lo stesso tratto o la stessa nota nel medesimo modo per anni senza avere una pulsione a stravolgerne il senso. Lo stesso atto creativo é fondato sul principio di una costante evoluzione, che per alcuni si manifesta gradualmente, un periodo sfuma nell’altro, senza fare troppo rumore, mentre per altri si palesa improvvisamente, a stravolgere il senso di quello che fino a quel momento è stato prodotto».

Negli anni ti sei divisa tra i luoghi più diversi – Bologna, Milano, New York – e sei appena tornata da un lungo periodo vissuto a Berlino, come ti sei trovata nella città?
Ebbene sì, negli anni ho sviluppato un’idiosincrasia nel mettere radici in un unico posto. Nel caso di Berlino avevo semplicemente voglia di isolarmi in un freddo inverno lavorativo, fatto di passeggiate lungo lo Spree, stufe a carbone e lunghe giornate in studio a produrre materiale per la mostra che ho poi presentato a Oakland, in California, ad aprile di quest’anno. Berlino è una città che conosco bene, ci torno spesso ma mai l’avevo vissuta da cittadina. È stata una tana molto più confortevole e calda di quanto avessi preventivato.

Al momento quali sono le migliori città per chi fa il tuo lavoro?
Dopo la disfatta creativa di San Francisco a favore dell’industria tecnologica, c’è chi dice Los Angeles per la sua propensione a investire in ciò che è avanguardia. Fino a qualche settimana fa Londra era un baluardo per il mercato dell’arte in Europa e penso che la Cina sia il terreno più fertile al momento. Rimane il fatto che, per fare questo lavoro, non bisogna necessariamente vivere in questi luoghi: viaggiare è uno degli aspetti più sorprendenti ed entusiasmanti di chi dipinge, sostanzialmente basta avere un aeroporto ben collegato vicino casa.

C’è un che di arcaico e di tribale nei tuoi lavori, è voluto?
Non ho cominciato questa ricerca inseguendo questi aspetti ma, con il passare degli anni, mi ci riconosco sempre di più senza sapere bene il perché. Prima o poi ne verrò a capo.

La cosa più bella del tuo lavoro qual è?
Viaggiare, conoscere realtà sconosciute, riuscire a sentirmi a casa ovunque, o almeno provarci. E avere la possibilità di esprimermi senza filtri.

E la più brutta?
Avere la possibilità di esprimermi, senza filtri… a volte ci si sente terribilmente noiosi.

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Spesso hai collaborato con altri artisti per murales o installazioni. Cosa ti è piaciuto di più di questi incontri?
A volte è fondamentale, per la propria salute mentale e per quella di chi ci sta vicino, confrontarsi con qualcun altro e riuscire a creare qualcosa che abbia un’identità nuova. È successo per Dicotomia, la bi-personale a cui ho lavorato assieme ad Alberonero, all’interno della quale non è stato presentato alcun pezzo in collaborazione ma certamente c’è stata un’influenza reciproca nella produzione delle opere e nella progettazione delle installazioni. Sullo stesso concetto di collaborazione si basa il progetto itinerante Triscele che, assieme a Sten Lex e Moneyless, abbiamo presentato nelle scorse settimane e che avrà luogo nei mesi di settembre e ottobre in terre siciliane.

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