Sensualità a colori: l’intervista a Pistrice

Le sue sono donne dallo sguardo sicuro e dalla forte carica erotica. L’abbiamo intervistata

di Redazione Elita
Arte · 18 agosto 2016

Francesca Protopapa, alias Pistrice, è un’illustratrice nata a Roma ma che vive a Parigi da molti anni. Le protagoniste dei suoi ritratti – di uomini ce ne sono pochissimi – sono tutte donne forti dallo guardo imperturbabile e penetrante, sempre realizzate con colori vivaci e pop. Sono immagini leggere e divertenti ma in grado di comunicare una forte sensualità.

«Nel mio lavoro mi dedico principalmente ad esplorare la passione e la femminilità» – commenta l’artista – «Lo sguardo, si sa, è una finestra aperta sull’anima e le mie donne sono decise, determinate, indipendenti, intraprendenti e non esitano ad usare la seduzione per comunicare con il prossimo. Quando lavoro su commissione solitamente il cliente mi dice: “è troppo cattivella, rendila più dolce”, ma loro non sono cattive, sono solo affamate… In fondo, come dice Dacia Maraini, “Lo sguardo alle volte può farsi carne, unire due persone più di un abbraccio”».

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Cosa ti ha portato a Parigi?
Ai tempi dell’università feci l’Erasmus alla Sorbona, dopo ci sono tornata ed è stato un vero e proprio ritorno di fiamma. Il punto è, piuttosto, perché ci sono rimasta: per il suo dinamismo, per la sua bellezza, per la ricchezza delle esperienze, per la passione per l’arte e poi… Parigi trova sempre il tempo di fare l’amore.

Se dovessi indicarmi una donna che rappresenta bene la tua idea di sensualità, quale diresti?
È una domanda difficile, me ne vengono in mente tante: dalla marmorea Afrodite di Doidalsa, alle dive del cinema come Anna Karina e Monica Vitti… ma c’è una donna che forse più di tutte ha saputo trasmettermi l’essenza stessa della passione e della sensualità: Alda Merini.

Tra tutte le donne che hai disegnato ce n’è una a cui sei particolarmente affezionata?
Sì, il volto iconico di Ella. È una delle mie prime creature, quando ancora lavoravo principalmente con collage di giornali su cartone. Pelle bianca, orecchie nere, sfondo rosso, ci guarda dritto negli occhi dischiudendo la bocca come se stesse aspettando la nostra attenzione per parlarci.

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Mentre i pochi uomini che hai rappresentato come li hai scelti?
Uomini? Quali uomini? Se non sono delle superstar come David Bowie o Dante Alighieri nemmeno li considero…  Scherzo, mi capita spesso di disegnarli su commissione, soprattutto ritratti, ma difficilmente li scelgo come oggetto di studio.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
La contaminazione, il fatto che guardare e studiare sia per me importante almeno quanto creare. Non mi ritengo una disegnatrice ma qualcuno che rielabora il mondo che la ispira.

Cosa ti piace meno?
Quell’orribile mostro chiamato deadline.

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Ci puoi anticipare qualcosa sui tuoi prossimi progetti?
Sto lavorando ad un progetto di ErcComics, coordinato dalla Bande Destinée e promosso dall’European Research Council. Si tratta di realizzare un fumetto che esamini l’evoluzione dei canoni della bellezza e le sue ripercussioni sociali e mediatiche. Il progetto si basa sugli studi della professoressa Giselinde Kuipers dell’università di Amsterdam e sarà disegnato a quattro mani assieme a Eleonora Antonioni.

 

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