Tono su tono: i collage pop naturalisti di Cristina Amodeo

Ha uno stile molto elegante con cui realizza dei colorati abbinamenti tra i tipi di carta più diversi. La nostra intervista

di Redazione Elita
Arte · 23 settembre 2016

Cristina Amodeo è una bravissima illustratrice dallo stile elegante e minimale. Classe 1986, è nata a Verbania ma vive a Milano da tempo. Ha una una passione per gli animali, per le piante e negli anni ha disegnato entrambi approcciandosi alle tecniche più diverse. Tutto nasce da un gusto molto personale e da una particolare attenzione per quello che la circonda.

«Mi piace raffigurare ciò che osservo, ciò che esiste, raccontandolo attraverso colori pieni, caldi e narrativi» commenta Cristina – «Mi piace che sia il colore il protagonista, sia che esso racchiuda il soggetto in ampie forme morbide e decise, sia che, attraverso il sovrapporsi e l’accostarsi di piccoli ritagli, dia forma all’immagine ricamandola sulla carta».

Sembrerebbe che i tuoi soggetti preferiti siano soltanto due, le piante e gli animali. È così?
Beh, effettivamente direi che grosso modo è davvero così (ride). La natura, il mondo animale e la botanica mi hanno sempre affascinato e interessato moltissimo. Delle piante mi colpiscono soprattutto la varietà e i dettagli, mentre per qualsiasi tipo di animale provo una fortissima simpatia. Il mio immaginario si è costruito intorno a queste sensazioni, una grossa parte della mia “biblioteca” è composta da libri naturalistici che sono i primi che sfoglio quando cerco ispirazione per un progetto nuovo.
Anche gli oggetti inanimati mi coinvolgono abbastanza, soprattutto se hanno almeno 50 anni e una storia alle spalle. Così è nato il libro Dogs and Chairs: Designer Pairs (pubblicato l’anno scorso da Thames&Hudson), è il frutto della fusione di due delle mie più grandi passioni/ossessioni: i cani e l’interior design.

Cristina Amodeo

Spesso utilizzi il collage in maniera molto particolare, che ruolo ha questa tecnica nei tuoi lavori?
Il ruolo della carta nelle mie illustrazioni si è evoluto nel tempo: all’inizio erano piccoli inserti in tavole perlopiù ad acrilico, ma quelli erano anni in cui ero ancora in piena ricerca di un’identità stilistica. Poco alla volta, il peso di questi inserti ha acquisito maggiore importanza anche se sempre accompagnati e sostenuti da un tratto a penna o a matita che è diventato, via via, meno presente. A portarmi a scegliere il collage come tecnica privilegiata è stata soprattutto la mia fascinazione per la carta in termini di varietà di superfici e di grammature, oltre all’irresistibile attrazione per la stupenda palette cromatica dei cartoncini Canson.

Mentre alle ceramiche come ci sei arrivata?
Lo stesso interesse che ho per la matericità della carta lo provo anche per altri tipi di materiali, tra cui la ceramica. A un certo punto, circa quattro anni fa, ho deciso di iscrivermi ad un corso per conoscere qualcosa in più sulle tecniche della lavorazione della ceramica. Ho così scoperto che il percorso che porta alla realizzazione di un pezzo finito è lungo e fitto di passaggi nei quali l’esperienza e la conoscenza del materiale sono fondamentali per evitare incidenti nella lavorazione ed ottenere il risultato che ci si era immaginato. Anche qui, come per le illustrazioni, oltre alla forma sono i colori che mi attraggono maggiormente. Per questo, per il momento, amo lavorare sulle basse temperature, la vivacità e la brillantezza degli smalti è sorprendente.

Cristina Amodeo

Tra le tante tipologie di lavori che hai fatto – libri, illustrazioni, ceramiche, ecc – ce n’è una che trovi più stimolante delle altre?
Qualsiasi sia il lavoro, lo stimolo arriva sempre dalla sfida di riuscire a descrivere, comunicare e realizzare qualcosa; un tema, una sensazione, un’azione, un’idea.

Sei molto veloce quando lavori?
Dipende dal lavoro ma la mia tecnica prevede diversi passaggi e non è proprio velocissima. Potrei accelerare i tempi avvicinandomi al digitale ma ancora non ce la faccio a separarmi da colla e taglierino (ride).

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La cosa più bella del tuo lavoro qual è?
Tutta la fase iniziale che comprende la parte di ricerca e di studio prima di cominciare un nuovo progetto, anche se spesso finisco per distrarmi dall’obiettivo perdendomi tra libri e siti internet nella raccolta compulsiva di nuove idee e ispirazioni.

E la più brutta?
Non dover timbrare il cartellino. Sembra paradossale ma spesso non avere orari precisi che scandiscono i ritmi lavorativi durante la giornata rende l’organizzazione del lavoro davvero difficile. Bisogna essere bravi a darsi dei tempi e soprattutto a rispettarli ma, ovviamente, è solo con la consegna a ridosso che si inizia a lavorare seriamente.