Il genio dai mille volti: breve storia di Aphex Twin

In occasione dell’uscita di Cheetah Ep, ripercorriamo alcuni tra i punti più importanti della carriera di Richard D. James

di Redazione Elita
Musica · 18 Luglio 2016

Richard D. James – noto ai più come Aphex Twin – nasce il 18 agosto 1971, a Limerick, in Irlanda. Cresce a Lanner, in Cornovaglia, dove, fin da piccolo, dimostra una notevole passione per l’elettronica. Richard ama modificare tutto quello che trova in casa ottenendo suoni anomali, crea nuovi circuiti per le tastiere o rielabora le batterie elettroniche trasformandole in altri tipi di strumenti. Pare che fosse addirittura riuscito ad ottenere una partitura sonora dal Sinclair ZX81 – un computer messo in commercio a partire dagli anni ’80 – senza utilizzare alcun programma specifico per la musica.

Le sue prime produzioni risalgono a quando aveva 11 anni, a 16 anni comincia già a lavorare come dj al The Bowgie, un pub vicino a Newquay. Quando ne ha 20 esce il suo primo singolo, Analogue Bubblebath Ep, per le etichette TVT e Mighty Force Records, dopo è la volta di Digeridoo Ep (1992, R&S records) e di moltissime altre release.

young-aphex-twin-1200x675

Richard D. James nel 1992

Tracciare la sua discografia è un’impresa difficile, sia per l’enorme quantità di materiale pubblicato – soprattutto singoli ed Ep – sia per il fatto che ha usato spesso moniker differenti (AFX, Caustic Vindow, Polygon Window, Power-Pill, The TussGAK e altri). Questo può essere uno dei primi aspetti che ci aiuta a definire il suo grande talento: riusciva a generare tracce così complicate e innovative pur mantenendo un ritmo produttivo davvero elevato. Non è da tutti.

Per raccontarvi il peso che ha avuto nel mondo della musica elettronica, abbiamo fatto una selezione di cinque titoli. Saranno utili a spiegarvi il suo eclettismo e la sua spinta innovativa che l’ha fatto diventare – a pieno titolo – uno dei produttori più geniali degli ultimi vent’anni.

Xylem Tube EP (1992)
Pubblicato dall’etichetta belga R&S Records, il vinile contiene quattro tracce capaci di passare dall’acid house alla techno più veloce. Si nota fin da subito un gusto malinconico per i synth che conferisce ai brani un mood triste ma, al tempo stesso, aggressivo. In più Aphex Twin rimescola tutti ritmi del periodo – dalla jungle fino alla techno – inaugurando così uno stile del tutto personale, sempre mutevole e cangiante. Se lo suonaste oggi, questo Ep risulterebbe ancora attuale e fresco: ognuna di queste tracce è perfetta per concludere un dj set e mandare tutti a casa.

Selected Ambient Works Volume II (1994)
È l’ipotetico sequel di Selected Ambient Works 85-92, uscito due anni prima. A differenza del precedente, che raccoglieva molti dei suoi primi esperimenti fatti con la techno, questo è un doppio album di musica ambient: 24 tracce di landscape sonori dove le parti ritmiche sono veramente poche. Nonostante non avesse studi classici alle spalle o chissà quale esperienza con questo tipo di musica, mette a segno uno dei più importanti album ambient di sempre. Selected Ambient Works Volume II è sicuramente uno dei dischi più riusciti di tutta la sua carriera.

Come to Daddy Ep (1997)
Insieme a Windowlicker (1999), Come to Daddy è probabilmente il pezzo più famoso di Aphex Twin. È uno degli esempi migliori dove i ritmi jungle e drum’n’bass si mescolano a partiture più astratte e irregolari. È la traccia icona della cosiddetta Intelligent Dance Music (IDM) – o braindance –  nome con cui si era soliti definire questo particolare tipo di musica verso la metà degli anni ’90. Il video di Chris Cunningham, poi, amplifica ancora di più la violenza del brano rappresentando un gruppo di bambini che terrorizzano una signora anziana in un quartiere periferico di Londra. L’Ep contiene anche momenti più melodici come Flim e To Cure a Weakling Child e un altro piccolo capolavoro, Bucephalus Bouncing Ball, dove si riproduce digitalmente il suono di alcune palline di metallo che rimbalzano.

Dukqs (2001)
È un doppio album pubblicato nel 2001. I due dischi contengono sia tracce più abstract, tipiche dei lavori precedenti, ma anche delle inedite partiture per pianoforte preparato. Ai tempi dell’uscita, il disco non accolse pareri così entusiasti da parte della critica: un po’ perché non sembrava nulla di nuovo, un po’ perché questo mix tra pezzi molto aggressivi e altri decisamente più “romantici” suonati al pianoforte veniva interpretato come un tentativo “commerciale” di raggiungere fette di pubblico sempre più grandi. In realtà Dukqs contiene brani stupendi e tracce molto lunghe che riescono ugualmente a coinvolgere l’ascoltatore per tutta la loro durata.

Chosen Lords (2006)
Nel 2005 Richard D. James decide di riprendere il nome AFX e di pubblicare una serie di undici Ep intitolata Analord dove torna ad utilizzare i suoni tipicamente analogici che usava negli anni ’90. Gli Ep sono uno più bello dell’altro: le melodie sono tutte ben scritte e si accoppiano perfettamente alle line di basso e alle ritmiche create con le mitiche batterie elettroniche della Korg. Non potendo scegliere un solo Ep, vi consigliamo di ascoltare Chosen Lords, la compilation uscita nel 2006 che raccoglie molte delle tracce più interessanti.

Dal 2007 Aphex Twin decide di mettere in pausa la sua produzione discografica, si riserva pochi e selezionati dj set ma non pubblica nemmeno un singolo. Nel 2014 torna con SYRO, un album complesso che riassume tutte le esperienze fatte finora – dai synth barocchi e malinconici, fino alle sonorità acid – senza però aggiungere grandi novità. Non è un brutto disco ma molti dei suoi fan rimangono delusi perché, dopo un periodo di attesa così lungo, si aspettavano qualcosa di diverso. Nel 2015 pubblica il bellissimo Computer Controlled Acoustic Instruments pt2 Ep dove riprende il discorso dedicato agli strumenti acustici iniziato con Dukqs e Orphaned deejay selek, una compilation di vecchie tracce registrate tra il 2006 e il 2008

L’8 luglio di quest’anno, ha fatto uscire Cheetah Ep. Il disco introduce diverse novità: i ritmi si rallentano dando ai synth un senso ipnotico molto interessante, il gioco delle melodie è ben calibrato e – nonostante i suoni non siano poi così distanti dai quelli già utilizzati in SYRO – si intravede una struttura e un’idea di produzione inedita.

Tutti quelli che si lamentano che Apex Twin abbia esaurito da tempo la sua vena creativa, non portando nulla di nuovo rispetto a quanto già fatto in passato, dovranno ricredersi. Il genio si sta rimettendo al lavoro ed i primi risultati promettono più che bene.