Lento ma potente: il suono delle Ande nell’elettronica di Nicola Cruz

È uno dei nomi di punta del cosiddetto andes step e sarà a Milano il prossimo 2 ottobre. La nostra intervista

di Redazione Elita
Musica · 28 Settembre 2016

Il prossimo 2 ottobre riparte Mondo, la clubnight di BUKA dedicata ai beat più particolari e alle escursioni sonore post globali. Nel ristorante latino americano di viale Piceno 3, a Milano, potrete assistere ad un lungo set che inizierà alle 18 e andrà avanti fino alle 2 del mattino. L’ospite principale in console sarà Nicola Cruz, uno dei nomi più interessanti della scena elettronica ecuadoregna.

Nato in Francia ma trasferitosi a Quito, sulle Ande, è il producer più importante del cosiddetto andes step e ha da poco pubblicato Prender el Alma (remixed), l’album che raccoglie i remix dei brani contenuti nel suo disco d’esordio uscito l’anno scorso. Prima della sua data italiana farà un breve tour negli Stati Uniti e ha risposto a qualche nostra domanda.

Stai affrontando un nuovo tour in USA, cosa ti affascina di più della club culture americana?Non è la prima volta che suono negli States, il primo tour l’ho fatto nel 2012 e probabilmente è stato il più lungo di tutti. Dell’America mi piace il fatto che ogni stato sia così differente dall’altro e, di conseguenza, anche il pubblico che puoi trovare cambia ogni volta. Questo mi spinge ad adattare il mio set in base alle diverse situazioni, lo trovo molto stimolante.

Qual è la parte che curi di più in un tuo live?
Penso che la cosa più importante sia suonare la mia musica sempre in modi diversi: cerco di includere versioni alternative e remix particolari, fondendo il tutto con l’atmosfera originale del brano.

Com’è nata l’idea di fare un album di remix con i brani del tuo precedente disco Prender el Alma?
Quello dei remix – così come quello del sampling – è un aspetto piuttosto “classico” nella musica elettronica. È bastato chiedere ai miei producer preferiti se volevano reinterpretare una delle mie canzoni.

La tua musica, però, ha sicuramente una componente spirituale molto forte. Cosa succede se è un altro artista a manipolare e reinterpretare le tue tracce?
È un aspetto che curo con molta attenzione, infatti non tutti hanno il permesso di farlo. Quando succede è perché io mi fido di quel producer e della sua personale visione della musica.

Come si mescolano le tue radici europee con la cultura ecuadoregna?
Ti direi che quello che faccio rispecchia molto la tradizione dell’Ecuador, quasi non sento collegamenti con il mio essere nato in Francia. La mia principale fonte di ispirazione, almeno per adesso, è il Sud America. Ne sono sicuro.

Hai un suono molto intimo e personale. Pensi che se provassi cose più aggressive o più veloci l’anima del progetto verrebbe snaturata?
Ho sperimentato musiche e bpm differenti, ma trovo che le mie idee si sviluppino meglio in questo tipo di zona sonora. Non ho un metodo standard, ogni volta scelgo le varie influenze e vedo dove mi portano. Credo sia molto più facile essere aggressivi, pompare il suono e distorcerlo, avendo così un effetto immediatamente più incisivo. La mia è una sfida: comporre musica lenta ma, al tempo stesso, potente, con un suo peso specifico. È un tipo di esercizio molto stimolante.

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Sei un produttore molto veloce o, al contrario, passano diversi giorni prima che tu riesca a chiudere una traccia?
Alcune sono state realizzate molto velocemente, altre meno. A volte può essere utile fare una passeggiata per ripensare meglio a cosa stai facendo.

Segui sempre un metodo preciso quando lavori?
Non ho un rituale preciso, se è questo che intendi. Mi piace bere caffè o consumare un po’ di rapè, mi aiuta a concentrami.

Tra i musicisti che hanno seguito i tuoi  passi – la cosiddetta scena andes step – c’è qualche nome nuovo che vorresti consigliarci?
Sono un grande fan di Matanza, di Chancha via Circuito o di Thomash. Sono produttori che si sono presi il loro tempo e hanno sviluppato delle idee e dei concetti precisi. È ammirevole che ci siano riusciti.

La parte più bella del tuo lavoro qual è?
Avere la possibilità di produrre musica davanti ad un panorama maestoso come possono essere le montagne delle Ande, lì la mia musica assume un significato davvero particolare.