Musica elettronica e poesia: la nuova svolta di Nicolas Jaar

In attesa delle due date italiane – il 24 novembre a Milano, il 25 a Torino – vi raccontiamo ‘Sirens’, il suo nuovo album

di Redazione Elita
Musica · 14 Ottobre 2016

Nicolas Jaar è sicuramente uno dei nomi più interessanti della musica elettronica degli ultimi anni. Fin dagli esordi, il produttore di New York – ma di origini cilene – è partito da un’idea piuttosto chiara: abbinare gli strumenti acustici alla musica house più sperimentale. Nelle sue tante uscite ha provato molte strade, a volte dirigendosi verso ritmi lineari e techno, altre scegliendo derive psichedeliche. A breve sarà in Italia per due date – il 24 novembre a Milano, il 25 a Torino – per presentare dal vivo Sirens, il suo nuovo album.

È un lavoro piuttosto complesso, sia a livello musicale che testuale. Le tracce, in media, superano i sei minuti e al loro interno potete trovare molte cose: voci post punk, la musica classica contemporanea, la cumbia, beat vagamente jungle e altro ancora. L’aspetto più affascinante del disco sta nella bravura di Jaar nel bilanciare le varie parti con cui compone i brani e stupirti con piccoli/grandi momenti ambient davvero suggestivi o stupendi spunti melodici. Prendete The Governor: inizia come se fosse una canzone dei Suicide ma si frantuma tra i campionamenti di piano alla Cinematic Orchestra e clarinetti dal sapore orientale.

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Aggiungeteci dei testi ermetici e molto poetici che sembrano volerci raccontare, al tempo stesso, di episodi personali legati all’infanzia del producer e di grandi rivoluzioni popolari: avrete un disco che vi incanterà come il più ammaliante dei mostri mitologici. Tra ballate che ricordano gli anni ’60 ed esperimenti rumoristi, Nicolas Jaar ci consegna un LP che va ascoltato dall’inizio alla fine, molte volte. Un lavoro complesso ma decisamente seducente, che rimarrà nelle vostre cuffie per parecchio tempo.