Le 10 cose che un dj non dovrebbe mai fare

Nell’epoca in cui tutti fanno i dj, forse è meglio stabilire alcune regole di base. Fabio De Luca ci spiega le 10 cose da evitare

di Fabio De Luca
Musica · 31 Agosto 2016

Non siete un dj? Allora appartenete a una specie protetta, tipo panda albino. Se invece siete un dj, come la maggior parte degli abitanti di questo pianeta, forse avete già saputo la brutta notizia: nell’epoca in cui tutti hanno accesso alla musica (e quindi tutti sono dj), sarà durissima distinguervi dalla massa.
Anni fa lo spartiacque era l’investimento che uno metteva nell’assemblare una collezione di dischi. Oggi la differenza la fanno mille altre variabili (suoni degli edit che hai solo tu? suoni un genere che non esiste ancora? “suoni” – nel senso che sei un musicista, che dunque ha un approccio da musicista anche al mettere i dischi?), ma l’obiettivo è sempre lo stesso di 10, 20 e persino 40 anni fa: rendere felice la gente in pista (o appollaiata sugli sgabelli del bar), e possibilmente mandarla a casa con la sensazione di aver vissuto qualcosa di unico e irripetibile. Sul “come” ci torniamo un’altra volta: per ora iniziamo da cosa sarebbe meglio un dj NON facesse mai…

1. Non rompete le palle con il vinile
I migliori sono quelli che iniziano a fare i dj a 40 anni, comprano tre ristampe alla Feltrinelli e ci tengono a specificare che il loro set è “100% vinyl”. Facciamo così: gli unici che hanno il diritto di romperci le palle col vinile sono David Mancuso e i fratelli Dewaele + James Murphy in versione “Despacio“, che suonano sì 100% vinyl, ma si portano anche dietro due tonnellate e mezza di finali, preampli e casse, per far suonare ogni vinile esattamente come lo avevano concepito i suoi creatori… Gli altri usassero un po’ quello che vogliono – acetati, cd, chiavette, cassette, dischi di cera – in un meraviglioso inno alla diversità e all’integrazione, come in una pubblicità di Benetton.

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2. E già che ci siete, non rompete le palle nemmeno con gli effetti…
Flanger, Phaser, Spiral, Delay, Reverse Roll, Echo, Robot… Vi hanno regalato un Pioneer DJM900, giusto? Che fortuna che avete! Un po’ meno chi è venuto a sentirvi, che adesso dovrà sorbirsi una dimostrazione tipo venditore di aspirapolvere di tutti i filtri noti all’uomo. Cosa spinge un dj a mettere le mani su quelle dannatissime rotelline degli effetti? Due cose, fondamentalmente: l’insicurezza (il bisogno spasmodico di far sentire al gentile pubblico che dietro quella consolle c’è qualcuno) e la noia. Alla prima non c’è rimedio, alla seconda invece sì: portatevi in consolle un buon libro, e tra un missaggio e l’altro fatevi una cultura.

3. Non fate gli antivaccinisti del master tempo
Ok, antivaccinisti forse è troppo, diciamo i fruttariani (“guarda, mangio solo frutta già caduta dagli alberi”). Sono quelli che ti spiegano come la loro prima preoccupazione, quando vedono dei CDJ, sia disabilitare il master tempo – cioè quel device che mantiene l’intonazione di un pezzo anche se lo accelleri o lo rallenti – e se fosse per loro non userebbero nemmeno il pitch control. Spesso sono gli stessi che predicano la superiorità dei mixer a manopole – DJR400, segnatevi questo nome… – e delle cuffie mono-padiglione tipo soffione della doccia.

(DISCLAIMER – in parte hanno ragione, eh: oltre il -/+5, specie sui CDJ di fascia budget, il master tempo pasticcia il suono. Però, dai…).

4. Smettete di guardare la Boiler Room, che si diventa ciechi
Esattamente come con YouPorn, a guardare troppe Boiler Room si rischia di perdere il contatto con la realtà. Ecco allora un paio di episodi per riportarvi con i piedi per terra: 1) questa, fantastica, a Rough Trade East London, dove Trevor Jackson fa due ore di selezione stellare per una mezza dozzina di clienti ai quali evidentemente non potrebbe fregarne di meno di lui; 2) questa di Wolf Müller, ambientata in una cameretta  dove altre tre persone si fanno allegramente i cazzi loro; 3) e per finire questa – meravigliosa – dove Bill Brewster, oltre a mettere i dischi, deve pure badare a sua figlia di quattro anni…

5. Non fate come i Jus†ice
Quando, per darvi un tono, spippolerete per finta su un drum pad, o un controller midi, o una groove box, assicuratevi che il coso su cui state spippolando abbia i cavetti collegati…

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(DISCLAIMER – in seguito, i Jus†ice: hanno dettagliatamente spiegato perché e percome la realtà non è esattamente come appare in quella foto. Il che, comunque, non rende meno valida la raccomandazione…)

6. Non suonate mai nulla che non vi piaccia
Apparentemente è controintuitivo: la funzione del dj è fornire un servizio, no? Dunque il dj, in teoria, dovrebbe suonare quello che piace al pubblico, non quello che piace a lui. In realtà non è completamente così. Anche senza citare la frase che si cita sempre a questo punto del discorso (“Non dare alla gente ciò che vuole, ma ciò che non sa ancora di volere”, John Peel), ricordate quanto si diceva in apertura: l’obiettivo è fare qualcosa di unico e riconoscibile, e difficilmente farete qualcosa di unico e riconoscibile suonando del reggaeton. Poi, certo, se vi piace il reggaeton…

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7. Non fate i pagliacci (ma nemmeno quello/a che “sta rispondendo alle mail sul laptop”)
C’è una via di mezzo tra Steve Aoki che tira le torte e il capo indiano di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” – anche se, a pensarci bene, se veramente avete la presenza scenica del capo indiano di “Qualcuno volò…”, forse dietro i piatti andate bene anche immobili e impenetrabili. Per ogni evenienza, recuperate il dvd del floppone EDM We Are Your Friends di Max Joseph, e non fate NULLA di quello che fa Zac Efron. Poi recuperate il dvd del disco-drammone d’essai Eden  di Mia Hansen-Løve, e fate tutto quello che fanno i suoi sfigatissimi protagonisti. E in ogni caso: il segno del cuore con le dita è permesso solo alle ragazzine sotto i 18 anni di età.

8. Non siate così sicuri che il beatmatching sia una strana usanza del secolo scorso
Mettere due dischi a tempo: che attività plebea, vero? Già: ve ne accorgerete la prima volta che – in emergenza – vi troverete a suonare con dei CDJ-100, dove non c’è nemmeno il display dei BPM. Oppure quando vi cadrà un gin tonic sul controller, lasciandolo miracolosamente intatto ma compromettendo soltanto i circuiti del sync. Oppure… ok, ci siamo capiti.

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9. Non è mai colpa del pubblico
O dell’impianto, o dello spinotto delle cuffie. O del maltempo. O della legislazione anti-fumo. È sempre e solo colpa VOSTRA.

10. Soprattutto, non ve la credete troppo
La vedete, quella persona – lì, esatto, ai bordi del dancefloor – che sta puntando il suo telefonino contro le casse? Ecco, se state facendo bene il vostro lavoro, quella persona sta usando Shazam. Se invece lo state facendo male, sta cacciando dei Pokémon…