Vibrante ma minimale: Roberto Rosolin ci racconta l’immaginario del Fabric di Londra

In occasione della sua riapertura, abbiamo intervistato l’art director che cura tutta la comunicazione dello storico club londinese

di Redazione Elita
Design Musica News · 23 Novembre 2016

La notizia è nota a tutti, il Fabric riaprirà presto i battenti. A settembre lo storico locale di Londra era stato chiuso dopo la morte per overdose di due ragazzi diciottenni. Ora il club potrà riavere la sua licenza, pur prevedendo delle misure di sicurezza molto più ferree. Lo staff del Fabric ha scelto l’Italia per festeggiare: questo sabato, presso il Circolo degli Illuminati di Roma, si terrà in anteprima nazionale il primo party ufficiale per celebrare l’imminente riapertura ballando con i dj set dell’americano Daniel Bell e del veneziano Alberto?.

Per l’occasione abbiamo intervistato Roberto Rosolin. Nato a Gorizia, ma da tempo trasferitosi a Londra, è l’art director che da sei anni si occupa di tutta la comunicazione del Fabric. Ci racconta cosa significa curare l’immaginario visivo di un locale così importante e come la parola fondamentale sia una sola: innovazione.

Come si arriva a diventare il direttore artistico del Fabric?
Sai come si dice, è stato un po’ come trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Ho sempre avuto una grande ammirazione per il Fabric, sia come cliente che come fan delle loro proposte grafiche, in diciassette anni hanno prodotto cose molto interessanti. Sono partito come semplice designer e, poi, il mio lavoro si è man mano evoluto. Ora controllo tutto, sia l’immagine promozionale delle varie serate, che le copertine pubblicate dalla nostra etichetta.

Come descriveresti l’immaginario estetico del Fabric?
È difficile definirlo con una parola sola. È sicuramente un immaginario vario ed eterogeneo, sia nelle tecniche utilizzate che nei temi trattati. Ha certamente un approccio strano, non è certo quello che normalmente ti aspetteresti dalle locandine e dalla pubblicità di un locale tradizionale. È poi è minimale perché si limita ad usare solo un testo e un’immagine, spesso non compare nemmeno il logo del locale. Userei infine la parola vibrante – anche se mi rendo conto che in italiano renda meno l’idea – ogni nostro lavoro deve tramettere energia e movimento, anche quando si tratta di immagini piuttosto statiche.

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Quali sono i requisiti fondamentali di una locandina del genere?
Essendo il tramite tra il cliente e il locale, la locandina è sicuramene un elemento fondamentale. Il vero significato del nostro lavoro è che non dobbiamo vendere un prodotto, ma un’esperienza: oltre a comunicare il nome dei dj presenti, deve stimolare la tua immaginazione e invitare le persone a visitare il club.

Come si è evoluta la comunicazione del Fabric in tutti questi anni?
È cambiata molto, ovviamente. A partire dai mezzi usati: all’inizio si stampava la locandina e il pieghevole, oggi invece c’è il flyer digitale che rappresenta ogni serata con un’identità diversa. Sono cambiate le tecniche utilizzate, così come è cambiato il pubblico.

Capita spesso che un locale cambi il proprio immaginario in maniera molto repentina, anche solo da stagione a stagione. Immagino che per il Fabric il discorso sia diverso, sbaglio?
Non sbagli. Non ci sono mai state delle indicazioni chiare nei brief, come non è mai stata scelta una strategia di marketing precisa. Io penso che, alla base di tutto, ci sia sempre stata l’idea di proporre contenuti d’avanguardia. Lo puoi vedere sia nella programmazione musicale, che nell’immaginario visivo dei miei lavori e di chi mi ha preceduto. L’obiettivo era proporre ogni mese un prodotto innovativo. Era sempre qualcosa di diverso, era come gestire una macchina che dovesse essere costantemente in moto e rinnovarsi continuamente. Forse sono stato un po’ troppo filosofico.

Immagino che, quando il livello è così alto, la filosofia diventi un fattore fondamentale nel tuo lavoro.
Esattamente. Detto in parole povere, non ho mai dovuto prediligere un particolare evento o una serata specifica, sono sempre stato stimolato a produrre ogni mese cose innovative e interessanti. Non sempre ci si riesce, è chiaro: alcuni mesi arriviamo a produrre anche otto immagini diverse, ti assicuro che sono tante. Però abbiamo sempre lavorato per tenere il livello qualitativo il più alto possibile.

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Quanto lavoro c’è dietro ogni locandina?
Dietro ogni immagine c’è il lavoro di molti mesi. Spesso hai delle idee ma non puoi realizzarle subito, devi aspettare e chiarirti meglio quello che vuoi fare. C’è molta progettazione e collaborazione tra tutte le figure coinvolte: il fotografo, i miei assistenti, ecc. Io sono l’ideatore e faccio da collante tra tutte queste persone, ma è sempre frutto di un lavoro di squadra. Solo così si riesce ad ottenere risultati davvero soddisfacenti.