La regola del due, gli scatti minimal di Paolo Pettigiani

Una New York irreale fotografata con una lente a infrarossi è il nuovo progetto dell’artista italiano

di Redazione Elita
News · 7 giugno 2016

C’è chi le foto le fa per davvero, per professione o per passione. E poi ci sono tutti gli altri, che non vanno oltre uno smartphone più o meno equipaggiato e una serie di filtri da applicare agli scatti. Un modo per modificare senza grossa fatica i propri scatti, reso pratica comune dalla rivoluzione di Instagram che ha spazzato via le app preesistenti e semplificato ulteriormente tutto. Una manciata di filtri, già equalizzati per noi pigri da social networkCome sempre, la scelta più semplice si è rivelata quella vincente e oggi per noi è del tutto normale passare la giornata a guardare foto che sono state modificate con filtri di ogni tipo, al punto che usando Instagram viene quasi vissuta come eccezione l’occasione in cui si carica una foto senza filtri, evento da sottolineare con l’apposito hashtag #nofilter.

È in questo contesto generale che nasce il nuovo progetto del fotografo Paolo Pettigiani, dedicato a una New York vista attraverso una luce del tutto nuova, quella dell’infrarosso. Il fotografo e designer italiano ha infatti realizzato una serie di scatti usando una lente a infrarossi che ha trasformato la città in qualcosa di mai visto prima. Se il cielo è diventato uno sfondo irreale e ancora più lontano ben diverso è stato il risultato del trattamento sui prati di Central Park. Qui il verde dell’erba è diventato un rosso innaturale e quasi rosa, simile a quello dei gelati alla fragola degli anni ’80 pieni di coloranti chimici.

Paolo Pettigiani New York Infrared

Foto di Paolo Pettigiani

Uno scenario post-atomico, in cui tutto resta al proprio posto, ma viene modificato irreparabilmente, senza possibilità di ritorno allo status quo originario. Un’idea semplice ma efficace, che Pettigiani ha messo a punto nel giro di pochi giorni: le sue foto a infrarossi sono state infatti scattate nelle prime due settimane di permanenza a New York, dove il fotografo e designer italiano si è trasferito da Torino.

In un tempo così condizionato dai filtri e in cui la manipolazione fotografica, seppur a livello base, è diventata patrimonio di tutti, la scelta di alterare all’origine l’aspetto di una foto rappresenta una differenza significativa a livello di approccio e impostazione tecnica. Al di là di questa caratteristica, le foto di Pettigiani sono quasi rigorose: ampie porzioni di cielo e scorci di paesaggio. Immagini classiche a loro modo, in cui questi due elementi fanno tutto il gioco della composizione.

Paolo Pettigiani EXPO

Foto di Paolo Pettigiani

Un approccio simile a quello tenuto sempre da Pettigiani in un altro progetto, datato 2015. Dai parchi e grattacieli di New York ci spostiamo ai padiglioni temporanei della Milano dell’EXPO. Strutture al centro dell’attenzione e degli sguardi di milioni di persone per sei mesi e ora, meno di un anno dopo, del tutto dimenticati. In quel caso nessun filtro o lente particolare, ma la volontà di incastonare con millimetrica precisione colori e forme, cercando con forza ossessiva di rimarcare il confine tra il padiglione e il cielo.

Paolo Pettigiani EXPO

Foto di Paolo Pettigiani

«Mi piace come nelle mie immagini gli edifici vengano decontestualizzati da tutto ciò che li circonda» ha dichiarato a riguardo «In occasione dell’Expo 2015 ho pensato di unire in un unico progetto e in unico stile architetture provenienti da ogni parte del mondo». Se con le foto di New York Pettigiani ha ridotto tutto a due colori che si scontrano tra loro, nel progetto dedicato a EXPO ha lavorato sempre per sottrazione, ma andando in un’altra direzione: in questo caso, la regola del due prevede che rimanga solo il contatto tra forme solide e il potentissimo blu del cielo. Ondulate o spezzate, le silhouette dei padiglioni si stagliano su uno sfondo uniforme e inscalfibile nel suo essere perfettamente monocromo, senza sfumature di sorta.

Due lavori totalmente diversi tra loro, ma entrambi segnati dalla volontà di ridurre al minimo gli elementi presenti negli scatti, riducendo a una coppia ciò che è presente nel quadro: due colori o due forme, perché in un tempo in cui immagini e foto di ogni tipo ci sommergono a ogni swipe di smartphone, andare all’essenziale è uno dei pochi modi per affermare la propria cifra stilistica. E la regola del due di Paolo Pettigiani è un ottimo modo per raggiungere questo obiettivo.